Caffè Alzheimer, la differenza tra malattie mentali e demenze Torna alle News

Caffè Alzheimer, la differenza tra malattie mentali e demenze

L’appuntamento di marzo del Caffè Alzheimer Pedemontano è stato dedicato alla tematica di cosa accomuna e cosa rende diverse le malattie mentali dalle demenze. 07/06/2017

L’appuntamento di marzo del Caffè Alzheimer Pedemontano è stato dedicato alla tematica di cosa accomuna e cosa rende diverse le malattie mentali dalle demenze. L’incontro è stato pensato perché spesso, durante le edizioni passate del Caffè, sono sorti dubbi, perplessità e curiosità da parte dei partecipanti in merito a questo argomento.


Come relatore è stato invitato il dottor Giuseppe Salce, Psichiatra e Direttore UOC del Centro di Salute Mentale dell’azienda ULSS 2 Marca Trevigiana, che ha aperto il suo discorso con una riflessione sullo stigma che accompagna chi soffre di disturbi psichici, ossia il pregiudizio diffuso che porta ad etichettare come “matto” chi soffre di disturbi mentali e a considerarlo una persona di serie B; superare questo pregiudizio permetterebbe ai malati di accedere prima e meglio alle cure, ma a giovarne sarebbe l’intera società. Secondo i dati Istat, infatti, almeno una persona su quattro sperimenta nel corso della vita una malattia mentale; questo significa che chi sta leggendo, con ogni probabilità, ha a che fare quotidianamente (in famiglia o sul lavoro) con qualcuno che ne soffre, oppure egli stesso ne soffre o ne ha sofferto in passato. Se tutti, prima o poi, ci imbattiamo nella vita nella sofferenza psichica, perché questo argomento è ancora un tabù? Come mai chi ne è toccato personalmente di solito non ne parla, come se si trattasse di qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi? Questo fenomeno ha un nome: si chiama, per l’appunto, “stigma”, una parola di origine greca che significa “marchio”. Oggi questo termine indica un tratto discreditante, socialmente disapprovato, che declassa a “individuo di serie B”. Nella percezione diffusa, soffrire di una patologia della mente equivale a essere una persona che vale meno degli altri. Perché tendiamo a stigmatizzare la malattia mentale? Alla base c’è una combinazione di tre fattori, tra loro concatenati: la mancanza di conoscenza, i pregiudizi e l’emarginazione dei malati.
Il dr. Salce ha continuato il suo intervento parlando della differenza tra le tre figure professionali che si occupano di disturbi mentali: psicologo, neurologo e psichiatra.

Lo Psicologo è un professionista sanitario, che dopo aver completato il percorso di studi universitario di cinque anni, svolto il tirocinio e superato l’esame di stato, può operare in molti ambiti differenti per favorire il benessere e la salute. Il suo oggetto di studio è il comportamento

Il medico specializzato in Neurologia, invece, si occupa di disturbi collegati a lesioni o deficit del sistema nervoso, del movimento, della sensibilità, dell'equilibrio nonché di problemi relativi alla memoria, al linguaggio, all’invecchiamento (problemi di natura cognitiva) e al decadimento cognitivo (come ad esempio l’Alzheimer). Il neurologo si interessa di queste malattie sulla base delle lesioni al cervello, basandosi sull’evidenza che le malattie neurologiche siano in stretta relazione con la sede della lesione.

Lo Psichiatra, infine, è un laureato in Medicina, specializzatosi in Psichiatria, che utilizza i meccanismi operativi del medico, ma fa valutazioni in modo diverso. Si occupa, infatti, del funzionamento sociale, relazionale ed emotivo della persona. Svolge il suo esame psichico attraverso il colloquio e l’ascolto. 

Lo Psichiatra si occupa di quattro gruppi di patologie:
 1)    Psicosi;
 2)    Disturbi affettivi;
 3)    Disturbi d’ansia;
 4)    Sindromi psicorganiche (ndr: la demenza appartiene  a questa categoria)

Il relatore ha proseguito parlando di “depressione” e “demenza”, due sindromi che presentano un’incidenza più frequente sull’anziano e che possono anche coesistere, motivo per cui spesso risulta difficile la diagnosi differenziale iniziale. Esistono, infatti, sindromi miste cognitive e depressive scoperte a partire dagli studi sul morbo di Alzheimer. Si parla di una vera e propria incidenza di disturbi (demenza e depressione) che si abbatte sulla popolazione anziana: con l’aumentare dell’età cresce la possibilità di sviluppare entrambe le patologie. I dati scientifici confermano che la depressione (grave) è riscontrata nel 15% dei soggetti affetti da demenza di Alzheimer e nel 25% di quelli affetti da demenza vascolare. È possibile inoltre assistere a casi di compromissione cognitiva non degenerativa legata alla depressione, la cosiddetta pseudodemenza (termine storico con il quale si è soliti identificare un quadro di depressione con importante compromissione cognitiva tale da assomigliare, per presentazione di sintomi, ad una demenza vera e propria); quando si parla di pseudodemenza bisogna tenere in considerazione che la demenza non è reale, in quanto i disturbi apparentemente neurologici (compromissione della memoria, ad esempio) sono causati dallo stato depressivo del malato, che può attenuarsi una volta curata la depressione.

Di seguito le principali differenze tra depressione, demenza e pseudodemenza

Il dr. Salce ha poi specificato le caratteristiche differenziali tra altri due disturbi tra cui spesso si fa confusione, ossia il delirium e la demenza:

L’ultima parte dell’incontro, anche sulla base delle domande emerse dai partecipanti, è stata dedicata a quale possa essere l’atteggiamento più utile da avere di fronte alle manifestazioni comportamentali di una persona che soffre di un disturbo psichico piuttosto che dementigeno.

Ad esempio, di fronte ad un soggetto depresso risulta poco utile stimolarlo a fare le cose da sé o addirittura minimizzare il suo sentire con frasi del tipo “Dai, tirati sù” piuttosto che “Guarda che il male è solo nella tua testa”; a fianco all’impostazione di una adeguata terapia farmacologica (poiché, come più volte ha ribadito il dr. Salce, la depressione è una patologia guaribile) risulta importante offrire alla persona ascolto empatico (dare spazio e legittimità al suo malessere prendendo in considerazione le sue emozioni), comprensione (cercare di capire come vede le cose la persona dal suo punto di vista), supporto pratico nelle attività della vita quotidiana (passare dal “ce la devi fare da solo come hai sempre fatto” al “ci sono io con te, facciamo assieme”) oltre ad un percorso di sostegno di psicologico e/o di psicoterapia.

Nel caso invece di una manifestazione delirante (ossia di un giudizio errato di realtà immodificabile anche di fronte all’evidenza dei fatti e ai tentativi di convincimento) o di un’allucinazione (ovvero una falsa percezione sensoriale non correlata a stimoli esterni, per cui il soggetto vede o sente cose inesistenti) è utile fare una distinzione tra il malato psichiatrico e la persona affetta da demenza: nel primo caso, deliri e allucinazioni sono strutturati, ricorrenti, persistono da diversi anni e per questo sono maggiormente granitici pervadendo per la maggior parte del tempo la sfera di funzionamento sociale, relazionale ed emotivo della persona; nel secondo caso, deliri e allucinazioni sono molto più labili così come più fragile e compromessa è l’intera riserva cognitiva del malato, quindi risulterà più facile gestire i suddetti disturbi attuando una serie di strategie comportamentali (non contraddire la persona ma bensì cercare di tranquillizzarla con un atteggiamento protettivo e rassicurante; individuare ed intervenire su eventuali fonti ambientali di disturbo come ad esempio spegnere la televisione o coprire gli specchi; cercare di distrarre il malato spostando la sua attenzione su qualcosa che di solito gli risulta piacevole).

Il dr. Salce ha concluso il suo intervento chiarendo che alcune patologie psichiatriche, come la schizofrenia o il disturbo bipolare, possono solo essere “curate” attraverso un continuo aggiustamento della terapia farmacologica (quindi, al contrario della depressione, sono patologie da cui non è possibile “guarire”) e un supporto di tipo psicologico che aiuti le persone ad attraversare i momenti di difficoltà e i caregiver ad adottare l’atteggiamento più utile per stare loro accanto.

 

Dott.ssa Tessarolo Valentina
Dott.ssa Elisa Civiero

 

Nel prossimo incontro con Caffè Alzheimer Pedemontano si parlerà di arteterapia: benefici e applicazioni nel trattamento di soggetti con demenza. Appuntamento giovedì 15 giugno 2017 alle ore 17.00 presso ASAV Onlus c/o Villa Binetti a Vedelago (TV).